fatture

by dallasdon

agenzia delle entrate deve dimostrare inesistenza fatture

8:30 pm in AVVOCATO AGENZIA DELLE ENTRATE, AVVOCATO ESTEROVESTIZIONE, AVVOCATO TRIBUTARIO, INTRO by dallasdon

Spetta all’ufficio dimostrare l’inesistenza delle operazioni commerciali fatturate

Ma quando la spesa non è regolarmente documentata da fattura, è il contribuente a dover dimostrare che, a fronte dei maggiori ricavi accertati, sono stati sostenuti costi inerenti all’attività esercitata

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Con la sentenza n. 18710 del 23/9/2005, la Corte di cassazione ha stabilito che nelle ipotesi in cui l’ufficio ritenga che le fatture contabilizzate da un’impresa siano relative a operazioni inesistenti, non spetta al contribuente provare il contrario, ovvero l’effettività delle operazioni fatturate, bensì all’Amministrazione finanziaria dimostrare che le stesse non siano mai state poste in essere.

La Commissione tributaria regionale di Palermo aveva legittimato il recupero fiscale scaturente da un avviso di accertamento con il quale venivano disconosciuti, tra l’altro, taluni costi ritenuti relativi a operazioni inesistenti.
In particolare, l’ufficio finanziario aveva sostenuto, con una motivazione collegata “per relationem” a un processo verbale della Guardia di finanza, che la struttura aziendale non risultava idonea all’effettuazione dei lavori descritti nelle fatture esibite dal contribuente.
I giudici d’appello, considerato che la parte aveva omesso di depositare una perizia tecnica descrittiva dello stabilimento industriale, che pure aveva preannunciato di voler produrre, e non aveva fornito nessuna prova in ordine all’effettività delle prestazioni fatturate, avevano ritenuto che il recupero fiscale potesse essere legittimato per mancata produzione della prova contraria.

La suprema Corte ha invece sancito che, essendo già di per sé la fattura strumento idoneo, a norma dell’articolo 21 del Dpr 26 ottobre 1972 n. 633, a documentare un costo sostenuto dall’impresa, “nella ipotesi di fatture che l’Amministrazione ritenga relative ad operazioni inesistenti, non spetta al contribuente provare che l’operazione è effettiva, ma spetta all’Amministrazione, che adduce la falsità del documento e, quindi l’esistenza di un maggiore imponibile, provare che l’operazione commerciale, oggetto della fattura, in realtà non è stata mai posta in essere“(1).

La sentenza in commento presenta spunti interessanti, poiché, se in relazione alla concreta fattispecie delle fatture per operazioni inesistenti si ribadisce che l’onere della prova è a carico degli uffici finanziari, si conferma pure che in linea di principio è il contribuente che, se vuole contestare gli elementi e le situazioni presi a base delle rettifiche reddituali, deve dimostrare l’infondatezza degli stessi, ovvero “sostenere l’esistenza di circostanze modificative o estintive dei medesimi“.
Conseguentemente, ne deriva che, se il contribuente vuole far valere il disposto di cui all’articolo 109, quarto comma, del Tuir(2), che ammette la deducibilità dei componenti negativi risultanti da elementi certi e precisi, deve essere in grado di documentare l’esistenza di costi superiori a quelli dichiarati e/o considerati dall’ufficio in sede di determinazione del reddito d’impresa.

In buona sostanza, se il costo che un’azienda vuole portare in diminuzione dal reddito è documentato da fattura datata, numerata e provvista degli elementi prescritti dal citato articolo 21 del Dpr 633/1972, l’ufficio può valutare la sussistenza degli elementi previsti dalla normativa fiscale ai fini della deducibilità del costo (e dell’eventuale detraibilità dell’imposta), quali la competenza, l’inerenza, la congruità, ma per mettere in discussione l’effettività dell’operazione commerciale alla quale la fattura si riferisce, deve poter fornire la prova che la prestazione di servizi e/o la cessione di beni non siano mai state poste in essere. Invece, nel caso in cui la spesa non risulti regolarmente documentata da fattura, non può che essere il contribuente stesso a dimostrare che, a fronte dei maggiori ricavi accertati dall’ufficio, sono stati sostenuti costi imputabili al medesimo periodo d’imposta e inerenti all’attività esercitata.

NOTE:
1) I giudici di legittimità hanno fatto esplicito rinvio a quanto già dedotto nella sentenza Cass. 5 febbraio 1997, n. 1092, dove si definisce “ineccepibile” il principio secondo cui “l’onere di provare i componenti negativi del reddito grava sul contribuente che li indica in deduzione“. Principio che, tuttavia, si ritiene che non possa trovare applicazione nel caso di specie, in quanto l’operazione ritenuta inesistente risulta documentata dalla stessa fattura.

2) “Le spese e gli oneri specificatamente afferenti i ricavi e gli altri proventi, che pur non risultando imputati al conto economico concorrono a formare il reddito, sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui risultano da elementi certi e precisi” (Articolo 109, comma 4, ultimo periodo, del Dpr 917/86, come modificato dal Dlgs 344/2003).

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Agenzia delle Entrate, Sanzioni Penali per evasione fiscale, fatture false, omessa dichiarazione dei redditi

2:05 pm in AVVOCATO TRIBUTARIO by dallasdon

Sanzioni Penali per evasione fiscale, fatture false, omessa dichiarazione dei redditi e altre
- tassefisco
Scritto il 27 settembre 2011 in Società e Redditi | 0 commenti
Dopo aver parlato di evasione fiscale ed elusione fiscale parliamo delle possibili sanzioni penali nel diritto tributario che potrebbe accadere non solo a seguito di comportamenti illeciti ma anche a seguito di errori nella compilazione della dichiarazione o per aver emesso sanzioni false ma anche in altre situazioni che possono non essere commesse o anche in situazioni in cui non diresti mai che la sanzione potrebbe diventare così grave.

Quando scatta il penale per reati di natura tributaria
Il penale scatta al verificarsi di alcuni eventi in relazione ad illeciti che si contraddistinguono per la qualità o per la qualità del reato e che possono consistere nell’emissione di fatture false, per costi inesistenti al fine di fruire di agevolazioni di imposta o per abbattere il reddito imponibile irpef o ires.

Chi risponde penalmente per i reati tributari delle società
Per le società rispondono i responsabili legali, amministratori unici, presidente del consilgio di amministrazione e coloro che sono muniti di specifiche deleghe per l’espletamento delle loro manzioni e che per intenderci trovate nella dichiarazione dei redditi. Inutile dire che in sede di accertamento si va ad indagare su chi sia il titolare effettivo della società e se vi siano eventuali prestanomi o teste di legno.

L’emissione di fatture false o per importi superiori o inferiore al loro reale valore
Qualora veste l’insana idea di farvi fare delle fatture false o sovraffatturare alcune prestazioni di servizi a parte sconsigliarvelo vivamente in quanto contrario alle norme di legge vi dico che nel caso di fatture false, ossia relative ad operazioni inesistenti non sono neanche previsti dei limiti quantitativi, vi beccate direttamente una sanzione penale; per questo motivo basta anche una fattura falsa di un euro e siete perseguibili penalmente. Le sanzioni in questo caso vanno da sei mesi a due anni di reclusione e semprechè il valore della fattura sia inferiore ai 154.937 euro ( i vecchi 300 milioni di lire).
Se invece il valore della fattura supera il limite dei vecchi 300 milioni allora come sanzione penale è previsto un periodo di reclusione che può andare dai 18 mesi ai sei anni.

Omessa presentazione della dichiarazione dei redditi o infedele dichiarazione
Tuttavia il penale non scatta solo per fattispecie come queste ma anche solo per la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi qualora l’imposta evasa sia superiore ai 77.468 euro (i vecchi 150 milioni di lire) e prevede un periodo di reclusione da un anno a tre anni.La parte peggiore è che in caso di mancata presentazione della dichiarazione dei redditi il reddito sarà determinato dai verificatori o dalla guardia di finanza in base alla ricostruzione della contabilità sulla base della documentazione rinvenuta e se avete la fortun adi leggere alcune sentene in materia le ricostruzioni portano imponibili spesso considerati ben più alti di quelli dichiarati dalle controparti accertate. Tuttavia con la nuova Manovra Economica 2011 tale limite scende a 30 mila euro mentre nel caso di presentazione di una dichiarazione infedele il limite scende a 50 mila euro.

Omesso versamento delle ritenute e dell’Iva
Qualche anno fa ha destato molto scalpore tra gli addetti ai lavori l’introduzione del reato penale commesso al mancato versamento delle ritenute certificate per importi superio a 50 mila euro. La pena in questo caso può variare da 6 mesi a due anni. Lo stesso dicasi per l’Iva. In questo caso dovrete stare attenti alle tempistiche previste dal legislatore in quanto sono stringenti: intendo dire che in questo caso la sanzione penale può scattare direttamente già dal giorno successivo alla data di scadenza del versamento dell’acconto dovuto sull’anno di imposta successivo a quello del mancato versamento.

Dichiarazione Fraudolenta
Qui ci muoviamo nel campo in cui il dolo è un elemento più marcato in quanto parliamo di false dichiarazione, falsificazione, manomissione di scritture contabili false denunce di improvvisi incendi o distruzione dei server e dei PC, sottrazioni di asset aziendali e altre condotte tese a ridurre il reddito imponibile. Se avete curiosità provate a leggere alcune sentenze a caso e troverete di tutte, improvvise esplosioni di computer, furti di libri contabili (ma chi è che si va a rubare un libro inventari dico io). La sanzione penale in questo caso scatta quando la dichiarazione fraudolenta determina un’evasione di imposta superiore ai 77.468 euro e sottrazione di attivi patrimoniali superiore 1.549.370 o al 5% del totale.
In questo caso il legislatore prevede un inasprimento della pena in quanto la sanzione penale prevede un periodo che parte da 18 mesi e può arrivare fino a 6 anni. Con la nuova manovra economica 2011 inoltre viene previsto che nel caso di evasioni per imposte evase superiori ai 3 milioni di euro e maggiori del 30% del volume d’affari Iva non sarà concesso il beneficio della condizionale.
Il reato oltre ad essere caratterizzato dal dolo specifico mediante la costruzione di un apparato documentale che gli permette di indicare nella dichiarazione dei redditi componenti differenti con sopravvalutazioni o sottovolautazione dell’attivo o del passivo si consuma mediante la dichiarazione fraudolenta o la formazione di fatture o altri documenti falsi che sorreggono operazioni inesistenti.

Le Pene accessorie a quelle penali
Se non siete proprio degli stinchi di santo e state commettendo illeciti non so quanto vi potranno interessare le pene accessorie previste per i reati penali nel diritto tributario ma per coerenza di informazione qualcuno potrebbe esserne interessato pertanto oltre alla possibile galera e detenzione potrete incorrere nei casi più gravi nell’interdizione dai pubblici uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a tre anni, oppure l’incapacita di contrattare con la pubblica amministrazione per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a tre anni, l’interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a cinque anni, o anche l’interdizione perpetua dall’ufficio di componente di commissione tributaria.

L’Irap non rientra in questi profili in linea teorica
In linea teorica, anche se potrebbe sembrare una provocazione un reato connesso a quelli sopra descritti se riferiti all’Irap, non avrebbero rilievo in sede penale, almeno in linea teorica in quanto l’irap non è un’imposta sui redditi ma sulla produzione mentre i reati tributari sono destinati alle imposte sui redditi e l‘IVA. Ovviamente questo è valido solo in linea teorica e sconsiglio di non pagare l’Irap da domani.
Nel prossimo articolo potrete anche leggere anche i termini della prescrizione legati ad alcune fattispecie sanzionatarie sia amministrative sia penali non legate solamente agli accertamenti fiscali e che con la nuova manovra economica 2011 hanno subito delle modifiche.

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ESTERO VESTIZIONE E IVA ITALIANA

5:29 pm in AVVOCATO ESTEROVESTIZIONE, AVVOCATO PENALE by dallasdon

Lo stato italiano mi ha imputato di esterovestizione e mi costringe a pagare l’IVA sulle fatture relative all’anno 2008 e 2009. Per l’anno 2008 visto il fatturato dovrei ridare più di 100.000 Euro di IVA su clienti italiani ma io quell’IVA non l’ho incassata. E’ costituzionale e corretto che me la chiedano. Anche perchè visto l’importo è considerato reato penale! Ringrazio per l’aiuto.