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Autore ArgomentoEsterovestizione, richiesta iva come comportarsi in istanza di accertamento
admin11
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Post Esterovestizione, richiesta iva come comportarsi in istanza di accertamento
il: 18 April 2012

Nella mia istanza di accertamento, dopo varie ricerce inserirò questo testo:

 

Premesso che:

La Legge n 427/1993 ha recepito in Italia le direttive comunitarie che hanno dettato le regole fondamentali ai fini della armonizzazione IVA in ambito comunitario.

Per gli acquisti intracomunitari eseguiti in Italia, il debitore d'imposta è l'acquirente soggetto passivo; l'IVA è dovuta nel paese di destinazione dei beni .

 

Tutti i clienti della ditta XXXXX hanno quindi per l’anno 2008 e 2009 già versato l’aliquota IVA e quindi si incorrerebbe in una doppia imposizione d’IVA.

 

L'Italia e gli altri paesi CEE hanno adottato questo principio per gli anni 2008 e 2009 in cui è stato richiesto il versamento dell’IVA all’azienda XXXXX , ai sensi dell’art. 38 del DL n. 331/1983

 

La doppia richiesta dell’aliquota IVA viola inoltre la convenzione tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Slovacca per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito con protocollo Praga il 5 maggio 1981

 

La doppia richiesta dell’aliquota IVA viola inoltre la convenzione normativa fra la Repubblica Italiana e l'Unione Europea. Gli scambi commerciali fra questi Stati sono infatti disciplinati dalla normativa comunitaria (artt 49 e ss. TFUE) che è stata via via recepita dagli Stati aderenti all'Unione Europea. In Italia, in particolare, è stato emanato il D.L. 30.8.1993 n° 331, convertito dalla Legge n° 427 del 29 ottobre 1993.

 

La doppia richiesta dell’aliquota IVA e il “modus operandi” dell’Agenzia delle Entrate è già stata denunciata anche dalla Commissione per l’esame della compatibilità comunitaria di leggi e prassi fiscali italiane dell’AIDC che ha presentato denuncia alla Commissione UE di illegittimità comunitaria sottolineando che nell’ Esterovestizione il contraddittorio tra Fisco e contribuente è caratterizzato da un «fisiologico» squilibrio tra funzionario, forte di una presunzione semplice, e contribuente, su cui grava l’onere della, spesso difficoltosa, prova contraria.

 

Premesso tutto questo:

 

L’azienda XXXXX richiede quindi di non dover ripagare allo stato italiano l’aliquota IVA una seconda volta visto che è stata già intermante versata dai suoi clienti e in caso questa istanza non venga accettata dal vostro ufficio provvederemo ad esporre il contenzioso davanti alla Commissione Tributaria, all’ente competente slovacco di riscossione del DPH (che è il corrispettivo dell’IVA italiana) e a livello comunitario alla Commissione UE di Illegittimità comunitaria e alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

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