2012 aprile 16

by admin11

Evitare la doppia imposizione IVA in casi di esterovestizione

2:42 pm in AVVOCATO AGENZIA DELLE ENTRATE, AVVOCATO ESTEROVESTIZIONE, AVVOCATO TRIBUTARIO by admin11

Gli strumenti a disposizione dei contribuenti al fine di sottrarsi alla doppia imposizione Iva, sono assolutamente insufficienti e complessi tanto da divenire suscettibili di compromettere il carattere di neutralità dell’Iva e di ostacolare gli scambi transfrontalieri. Con la premessa che è allo studio delle autorità di Bruxelles un rimedio nuovo e più efficace per eliminare la doppia imposizione Iva – rimedio diretto a garantire che le Istituzioni europee vigilino affinchè una stessa operazione imponibile non sia assoggettata ad una duplice imposizione causata da divergenze tecnico/normative ravvisabili fra ordinamenti interni degli stati membri – si cercherà di esaminare in questa sede le attuali possibili soluzioni. Gli strumenti oggi attivabili dai cittadini europei sono relativi solo ai casi in cui origine della distorsione del principio della neutralità dell’Iva sia stata: •una diversa interpretazione tra Stati membri di una disposizione della VI direttiva (oggi rifusa nella direttiva 2006/112/Cee); •una diversa qualificazione di una medesima situazione di fatto o diversa classificazione giuridica sotto cui definire un’analoga operazione; Nel primo caso gli attori comunitari che sarà possibile attivare sono: •il Comitato Iva: adibile dalla Commissione o dagli Stati al fine di ottenere un orientamento comune che potrà sfociare anche in un vero e proprio regolamento del Consiglio; •il Consiglio: che, pronunciandosi all’unanimità, potrà provvedere autonomamente ad adottare tutte le misure necessarie ad una corretta applicazione della normativa Iva ( artico 397 della direttiva 2006/112/Ce); •la Corte di Giustizia delle Comunità europee: istituzionalmente competente a verificare la compatibilità degli ordinamenti nazionali alla VI direttiva; Nel secondo caso i rimedi a disposizione del contribuente sono ancor più limitati. Infatti, non essendo possibile risolvere queste dispute attraverso strumenti comunitari, il Comitato Iva potrà essere chiamato solo per questioni generate da una errata interpretazione della normativa Iva, mentre la Corte di Giustizia non dispone delle attribuzioni necessarie per pronunciarsi su casi di doppia imposizione scaturenti da situazioni proprie degli ordinamenti giuridici . Non esistendo convenzioni bilaterali fra Stati dirette ad evitare casi di doppia imposizione, al soggetto che ha subito una doppia imposizione non rimane altro che rivolgersi alla giustizia tributaria del proprio paese, con la precisazione, tuttavia, che si dovrà agire anche davanti alla giustizia dell’altro Paese.

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by admin11

ESTEROVESTIZIONE, REGGIO EMILIA, MAX MARA, IL FISCO PERDE LA CAUSA

8:14 am in AVVOCATO AGENZIA DELLE ENTRATE, AVVOCATO ESTEROVESTIZIONE, AVVOCATO TRIBUTARIO by admin11

Il Fisco
perde la causa
A Maramotti vanno
50mila euro

L’Agenzia delle Entrate chiedeva al patron di Max Mara 45 milioni di euro fra sanzioni e presunte imposte evase, ma la commissione tributaria ha accolto il ricorso dell’imprenditore 

 
Luigi Maramotti (Foto Artioli)
Luigi Maramotti (Foto Artioli)
 
 

Reggio Emilia, 22 gennaio 2010. Il fisco voleva da Luigi Maramotti 45 milioni di euro, fra sanzioni e presunte imposte evase, ma alla fine gli toccherà versare all’imprenditore 50mila euro.

E’ ciò che è costato all’Agenzia delle entrate, fra onorari per avvocati e diritti, il ricorso presentato dal patron di Max Mara che si doveva difendere dall’accusa di evasione fiscale.

La sezione 4 della commissione tributaria provinciale ha infatti accolto, il primo luglio scorso, il ricorso presentato dal patron di Max Mara che era stato accusato di aver evaso 23 milioni di euro di imposte fra Irpeg, Ires e Irap, negli anni compresi fra il 2003 e il 2006.

A Maramotti l’Agenzia delle entrate chiedeva anche 22 milioni di sanzioni. In tutto 45 milioni di euro.

Secondo la Finanza e l’Agenzia delle entrate era emerso che, da verifiche a Marina Rinaldi, si sarebbero trovati elementi per sostenere che la società International fashion trading, con sede a Lugano e succursale dell’omonima società lussemburghese partecipata al 46% da Max Mara Finance, era di fatto una dipendenza del gruppo reggiano.

Questo, secondo l’Agenzia delle Entrate, sarebbe stato sufficiente per configurare la presenza di una società esterovestita, ovvero utilizzata solo per pagare meno tasse.

Ma la commissione tributaria ha letteralmente smontato la tesi dell’accusa. Si legge nella motivazione della sentenza: «La commissione annulla l’avviso di accertamento per assoluta incertezza relativamente all’identità (natura giuridica, composizione, sede, rappresentanza), alla individuazione ed all’esistenza dell’autonomo soggetto di diritto, centro di imputazione di situazioni negoziali e processuali cui avrebbero dovuto far capo le obbligazioni tributarie accertate».

In sostanza la commissione ha sostenuto che non era possibile «stabilire quale tipo di imposta reddituale fosse applicabile (sulle persone fisiche o sulle società)» e che, inoltre, era impossibile stabilire che Luigi Maramotti fosse il rappresentante legale dato che «non uno dei numerosi documenti recava la sua firma».

Inoltre, per quel che riguarda la presunta esterovestizione, la commissione rileva come «nessun altro elemento di prova sia stato fornito al fine di verificare e dimostrare che l’effettiva sede della International fashion trading fosse in Italia».

Aggiunge la commissione: «Anche le ragioni fiscali che, secondo l’ufficio avrebbero indotto alla creazione della succursale elvetica di Ift, non appaiono attendibili». E ancora: la finalità di delocalizzare i ricavi in un territorio che ha un regime fiscale agevolato rispetto a quello nazionale «non appare dimostrata».

Dalla documentazione prodotta dai ricorrenti, infatti, la succursale di Lugano «risulta essere stata assoggettata ad imposte in Svizzera a regime ordinario, inoltre la stessa non ha mai fatto ricorso a procedure di ruling con la confederazione elvetica e non ha beneficiato di alcuna forfetizzazione del reddito».

In seguito a tutte queste osservazioni, la commissione «dichiara la nullità e l’assoluta inefficacia della notifica dell’accertamento effettuata a Luigi Maramotti per carenza di legittimazione passiva e di poteri di rappresentanza del soggetto passivo non identificato delle obbligazioni tributarie accertate».
La vicenda potrebbe non finire qui perché l’Agenzia delle entrate ha tempo fino a metà marzo per presentare ricorso.

Il 3 marzo, poi, il giudice dell’udienza preliminare, Angela Baraldi, deciderà su un eventuale rinvio a giudizio per Luigi Maramotti, patron del gruppo Max Mara, che è stato accusato dalla procura di Reggio di evasione fiscale per omessa dichiarazione.

Nel mirino della Guardia di Finanza ci sono somme che sarebbero state evase fra il 2003 e il 2006. L’indagine penale nei confronti di Maramotti e quella tributaria dell’anno scorso sono molto simili, ma potrebbero anche non riguardare lo stesso argomento.

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